martedì 15 gennaio 2013

L'Aspira Acqua di Villa Borghese: l' Eucalipto.


Continua il viaggio tra le piante infestante grazie alla nostra botanica Desiree Izzi. Oggi parliamo del "aspira acqua" di Villa Borghese...l'eucalipto!

Nome specie: Eucalyptus globosus
Nome comune: Eucalipto
Famiglia: Myrtaceae
Origine: specie esotica

L’Eucalipto (Eucalyptus, dal greco “bene” e “nascondere”, in riferimento al fatto che i petali nascondono il resto del fiore) è un albero proveniente dall’Australia, può arrivare fino a 40-50m di altezza. Ha una chioma rada, ovale e un fusto eretto, diritto e cilindrico. La corteccia è colorata esternamente di bruno chiaro o grigio-verde.
Le foglie sono persistenti lanceolate, con apice acuto, di colore verde-azzurro e sono molto aromatiche. I fiori sbocciano da novembre a giugno.



L’Eucalipto è una pianta nata in zone con clima tropicale ed è stata  introdotta nell’Ottocento in Europa dove ha  trovato le condizioni migliori per riuscire a sopravvivere nelle zone caldo-umide. L’impiego di queste piante è essenzialmente ornamentale e forestale, data la rapida crescita e l’uso di un legname di discreta qualità nell’industria. Le foglie estremamente aromatiche contengono un olio officinale, l’eucaliptolo, usato per preparare medicinali contro le malattie dell’apparato respiratorio. L’Eucalipto, specie esotica, cresce molto bene su terreni argillosi e poco profondi oltre che sufficientemente umidi, anche in condizioni di ristagno d’acqua. All’epoca del fascismo infatti furono piantati nell’Agro Pontino moltissime piante di eucalipto sia come frangivento (proteggevano con le loro chiome le colture) sia per limitare la dispersione di acqua.

Gli eucalipti che sono stati piantati a Villa Borghese mettono a rischio gli alberi nostrani. Queste piante esotiche prelevano e trattengono enormi quantità di acqua con le loro radici molto estese lasciando le altre piante senza questa preziosa risorsa. Piantare o non eliminare specie quali gli eucalipti in giardini storici compromette la crescita di altre specie arboree, previste dai progetti originali e dalle successive modificazioni  in un terreno come quello della Villa già compromesso e compattato.

lunedì 14 gennaio 2013

L'Ailanthus a Villa Borghese...come un baccalà


Nome specifico: Ailanthus altissima
Nome comune: Ailanto, Albero del Paradiso
Famiglia: Simaroubacee
Origine: specie esotica

L’Ailanto è un albero di medie dimensioni che raggiunge altezze di 17-27m e che vive molto poco, fino a 50 anni. Il tronco è diritto, colonnare, i rami sono ascendenti e conferiscono alla chioma una forma a cupola.

Le foglie sono caduche, composte da 6-12 paia di foglioline , con vertice acuto e dentate alla base e sono portate da un breve picciolo. Queste possiedono alla base ghiandole odorose che emanano odore sgradevole quando la foglia viene stropicciata.  Una curiosità: Isa belli Barsali, consigliere di Italia Nostra, grande storica dei giardini e nostra grande maestra, raccontava che in Lucchesia, l'Ailanthus per l'odore particolarmente forte delle sue foglie viene chiamato "il baccalà".
I fiori sono piccoli e rossi prima di schiudersi, poi diventano di colore verdastro. Compaiono in maggio-luglio.

L’Ailanto è un albero nativo della Cina nordoccidentale, dove viene tutt’ora utilizzato nella medicina tradizionale per la sua riconosciuta abilità a curare mali quali la perdita di capelli. Fu introdotto per la prima volta in Inghilterra nel 1751, di lì si è diffuso in tutta l’Europa. Nell’Ottocento si è sviluppanta questa specie in Europa perché veniva utilizzata per l’allevamento di un insetto simile al baco da seta. I risultati non furono incoraggianti e così si abbandonò tale impresa, purtroppo la diffusione di questa pianta era ormai iniziata.
L’Ailanto è una pianta che si è adattata benissimo a vivere sia nei nostri spazi urbani che nei nostri giardini, anche storici, come Villa Borghese, avendo a disposizione radici laterali dalle quali nascono nuovi germogli. Il problema derivante dalla diffusione di questa specie è che entra in conflitto con le specie nostrane che spesso sono meno forti e meno capaci di resistere venendo quindi sopraffatte. 

venerdì 11 gennaio 2013

La sinuosa edera a Villa Borghese


Cari lettori, concludiamo la settimana parlando dell'edera, altra pianta infestante. 


Nelle attività di riqualificazione di Villa Borghese, svolte dall'Assessorato all'Ambiente di Roma Capitale, il Servizio Giardini ha provveduto a ripulire le siepi, estirpando l'edera. 



Le sue caratteristiche botaniche ci vengono spiegate in questa scheda della nostra botanica dottoressa Desiree Izzi.

Nome specie: Hedera helix
Nome comune: edera
Famiglia: Araliaceae
Il nome helix deriva dal greco “elissein”, cioè avvolgersi, strisciare sinuosamente.
Le ramificazioni la portano a raggiungere anche i 30 metri in altezza, soprattutto su alberi con corteccia rugosa che favorisce l’aderenza delle radici avventizie. Le foglie giovani sono di colore verde chiaro mentre le foglie più vecchie sono di colore verde scuro. La forma varia da cuoriforme, con margine intero, con lobi di differente forma. I fiori maturano in autunno e le bacche maturano l’anno seguente la fioritura, verso aprile e maggio.
E’ una specie rustica, può vivere  anche più di un  secolo e in montagna la ritroviamo sino a 1.200 metri di altitudine.


La caratteristica dell’edera di arrampicarsi è legata all’emissione di piccole radici aeree avventizie, lunghe pochi millimetri che, formando un intricato groviglio, aderiscono ai sostegni e garantiscono un appoggio stabile. Nel caso in cui l’edera strisci sul terreno le radici avventizie si comportano come vere e proprie radici arrecando danni alle altre piante vicine;  ma l’edera può comunque arrecare danni  sviluppandosi abbondantemente sulle chiome di altre specie arboree e catturando la luce che potrebbe servire per far crescere i germogli.
L’edera è presente a Villa Borghese probabilmente come infestante lungo le siepi di
alloro e bosso. Il problema è che questa specie, come abbiamo letto, può portare a sofferenza delle piante sia per ombreggiamento dei giovani germogli che per assorbimento delle sostanze nutritive.

giovedì 10 gennaio 2013

Il Verde infestante a Villa Borghese


Anche oggi a fianco a noi c'è la nostra botanica dottoressa Desiree Izzi, che ci aiuta a comprendere le piante infestanti di Villa Borghese, oggi ci spiega la robinia che noi, da ignoranti botanici, pensavamo fosse uno squisito formaggio morbido piemontese.
Ci segnala Alix Van Buren esponente di spicco degli "Amici di Villa Borghese" che in effetti nell'ottocento il Principe Borghese pianto la robinia nella Villa insieme ad altre specie esotiche. Ma in questa scheda parliamo delle infestanti, che pur essendo state volute dal Principe Borghese sono dilagate senza controllo.

Nome specifico: Robinia pseudoacacia
Nome comune: Robinia
Famiglia: Leguminose
Origine: specie esotica originaria dell'America del Nord

Pianta a portamento arboreo alta fino a 20-25m. Il tronco è eretto spesso biforcato con rami spinosi e contorti che gli conferiscono una chioma espansa ed aperta.



Le foglie sono caduche e composte da 11-15 foglioline picciolate, imparipennate, ovali, arrotondate alle estremità. I fiori, simili a quelli dei piselli, sono raccolti a 10-25 in racemi. Sono bianchi ed intensamente profumati. Compaiono in maggio-giugno. 



I frutti sono dei legumi, lisci e coriacei lunghi fino a 20cm. Permangono sull’albero per tutto l’inverno. La corteccia è grigio-brunastra, rugosa, solcata e nodosa con un portamento tutt'altro che elegante.
La Robinia è originaria dell’America del Nord, precisamente della zona degli Appalachi, dove forma veri e propri boschi. Fu importata in Europa dal un farmacista e botanico del re di Francia, Jean Robin. Oggi è diffusissima in tutta Europa, tanto che si è naturalizzata, anche se continua ad essere considerata una specie altamente invasiva a causa della sua velocità di crescita. L’apparato radicale della Robinia è molto esteso e cresce velocemente portando a soffocamento delle specie autoctone come le querce, caratterizzate invece da una crescita molto più lenta.
La Robinia pseudoacacia è una pianta che ama il sole  e che si adatta molto bene a terreni argillosi e poco fertili in quanto, come tutte le leguminose, è in simbiosi radicale con batteri che arricchiscono il suolo di azoto. E’ una specie pioniera la cui rapida diffusione non è stata contrastata in passato con la conseguenza che la Robinia si è adattata talmente bene che la ritroviamo anche nei nostri boschi portando così ad una riduzione di specie arboree presenti.

mercoledì 9 gennaio 2013

Le specie invasive a Villa Borghese

Cari lettori abbiamo notato che siete molto interessati alle specie botaniche presenti a Villa Borghese. Oggi la nostra botanica Dottoressa Desiree Izzi ci spiega le specie invasive.
Dall’inizio del '900 i biologi studiano la presenza di specie invasive (o aliene o alloctone) nella flora italiana autoctona (o locali). Nei suoi spostamenti l’uomo ha sempre portato con sé un gran numero di specie vegetali, sia volontariamente che accidentalmente,  modificando l’ambiente in cui si trova ha portato alcune di queste a divenire invasive e a minacciare la biodiversità italiana.
Nel territorio italiano la comparsa di nuove specie è sempre stata accolta con interesse, in quanto molte piante alloctone si sono rilevate utilissime. Al tempo dei Romani, ad esempio, si ebbe un’intensificazione dell’importazione delle specie esotiche che si esprimeva soprattutto nei giardini, dove le piante provenienti dalle coste dell’Africa o dell’Asia venivano usate per abbellire le ville patrizie o a tavola per arricchire i banchetti. Durante il Medioevo invece, alcune essenze esotiche per le loro proprietà officinali, coltivandole in giardini. Questa usanza fu ancora più viva nell’Italia rinascimentale con lo sviluppo di famosi orti botanici e nei guiardini delle dimore storiche come il "Giardino dei Semplici" (piante officinali) ed il "Giardino dei fiori rari" che ancora possiamo ammirare a Villa Borghese.

Negli anni ’50 però, in seguito all’aumento del tasso di immissione di nuove specie, di cambiamenti nell’uso del suolo,  per scopi forestali,  il fenomeno dell’invasione è divenuta sempre più critica.
Nelle Ville storiche romane spesso si notano essenze alloctone che sono state introdotte dall’uomo recentemente per motivi spesso ornamentali. Alcune di queste piante sono riscontrabili anche a Villa Borghese: Ailanthus altissima, Robinia pseudoacacia, Eucalyptus globosus, Hedera helix. 
Tali specie alloctone mettono a rischio la crescita e lo sviluppo ottimale di essenze autoctone e storiche che invece dovrebbero essere privilegiate e non rispettano né la storicità della Villa né l’estetica dei suoi giardini nati per un’idea di paesaggio e di “bello” che dovremmo tentare in ogni modo di preservare senza esitazioni. 

lunedì 7 gennaio 2013

Botticelle elettriche - Una novità per Villa Borghese


"Sembra che i cavalli costretti da tempo a trainare turisti desiderosi di visitare la Capitale in carrozza potranno presto godere del meritato riposo. Tutto merito dell'arrivo della prima carrozza elettrica, a impatto zero, realizzata dal centro Pomos (Polo per la Mobilità Sostenibile) e acquistata dal Bioparco per 100 mila euro che da domenica 16 dicembre 2012 viaggerà all'interno di Villa Borghese. 
Ancora presto per sapere se l'eco-botticella andrà completamente a sostituire quelle tradizionali, ma la carrozza elettrica rappresenta una vera e propria rivoluzione strutturata per portare 5 passeggeri e può raggiungere la velocità tipica di una carrozza a cavallo, 25 km, con un'autonomia di 30 km. Inoltre tiene conto delle esigenze del turista con capotte apribili, sedili frontali ed un ampia apertura frontale. 
Il primo a salire sulla carrozza elettrica è stato il sindaco  Alemanno, guidata eccezionalmente dal presidente della fondazione Bioparco di Roma Paolo Giuntarelli.  "Auspico che questa nuova carrozza possa sostituire le botticelle - ha spiegato Giuntarelli - e che quelle a trazione animale vengano utilizzate solo nelle ville storiche e queste elettriche per le vie della città".


 
Riflessioni di Italia Nostra Roma:

Incentivazione di qualsiasi trasporto elettrico e quindi ecologico è salutato con grande favore da Italia Nostra Roma. Dubbi sulle dichiarazione di Paolo Giuntarelli sorgono sull'utilizzo in futuro delle carrozzelle, le famose botticelle romane, a trazione animale, solo nelle Ville Storiche. Anacronistico e falsamente romantico, l'uso dei cavalli e delle carrozze. Non sarebbe meglio aspettare che i cavalli concludessero fisiologicamente la loro faticosa vita e fossero sostituiti, nelle Ville Storiche e fuori di esse, dal trasporto elettrico?
Un vantaggio sicuro per Villa Borghese perchè sarebbero smantellate nel futuro le scuderie che ospitano, ora, cavalli e carrozzelle ed occupano un ettaro e mezzo a Viale delle Mangnolie.

venerdì 4 gennaio 2013

Villa Borghese - Massimo de Vico Fallani

Bentornati dalle feste, riprendiamo il nuovo anno con una bella intervista all'architetto Massimo de Vico Fallani sulla programmazione della gestione di un giardino storico.